-Ma tu c’eri? -Io c’ero.
Firmato:
Lupo Claudio
Lupo Davide
Lupo Lorenzo
Lupo Matteo
Lupo Stefano
Mancava solo Lupo Alberto, però il colorito blu cianotico l’avevamo anche noi.
E già, perché quando partecipi alla fantozziana coppa Cobram e affronti la salita... “ribattezzata cima del diavolo, nell’epicentro 50 gradi sotto zero. Il geometra Belli, che assomigliava stranamente ad un’orata, si perse nella nebbia e fu venduto a tranci in un supermarket rionale”, questo è più o meno quello che accade.
-Tu vai?
-boh non so.
-Io ci penso.
-Io sicuro.
-No ragazzi, stavolta passo.
-Dai che bello, ragazzi, fatela! Io non posso purtroppo.
-Dai arrivo a Bergamo e lì decido.
-Io son qui, ma non parto.
-Sì parto.
Alla Gimondi hanno pensato che si potesse correre e circa un terzo degli iscritti, un po’ boccalone, ci ha creduto. Siamo poco più di 1400 sui 4000 previsti. Bergamo alle 7 del mattino regala anche un po’ di tregua dalla pioggia, fa ben sperare. Dai che magari… del resto la fortuna premia gli audaci. Si parte solo per il corto, che dopo pochi chilometri diventa lunghissimo. Ricomincia a piovere e spira un vento -ovviamente in senso opposto- che ti prende a pugni. Guardi gli alberi a bordo strada sperando che restino al loro posto.
Bardato come per un’uscita nei giorni della merla con al seguito anche un ricambio di guanti mi sento furbissimo e preparato per ogni evenienza. Salendo al passo del Gallo cade qualche fiocco di neve. Poca roba. In discesa invece le mani zuppe iniziano a gelare. TAAC è ora del cambio guanti. Che sembrerebbe un’operazione facile, non fosse che con le mani fredde e intrise d’acqua le dita proprio non vogliono scorrere. Riparto come avessi indossato i guanti di 3 taglie più grandi, però il tepore inizia a farsi sentire e le mani ringraziano.
Davide invece dimentica a casa uno dei 2 manicotti e la mantellina. In queste condizioni non può proseguire e giustamente riprende la via di casa. Comunque urge una segretaria per il nostro segretario!!! Presidente facciamo qualcosa.
Tra la discesa del Gallo e l’inizio dell’ascesa al Selvino incrociamo un cartello. Sembra un miraggio. Bellissimo, grande, bianco su sfondo blu. Dice una parola magica, una sorta di Abracadabra che ti può spalancare le porte del paradiso: “Bergamo”. Secondo me ci abbiamo pensato tutti e molti dei quasi 600 ritirati hanno preso proprio quella via. Beati loro.
I più capoccioni invece insistono, non si lasciano ammaliare e continuano a soffrire. All’inizio dell’ascesa del Selvino ci sono un po’ di persone a incitare: -”Forza ragazzi, siamo con voi!”. -”Grazie cari, ma sono io che vorrei essere con voi”. Glielo dico, loro ridono, non capiscono che sono serissimo. E così proseguo sia a pedalare che a darmi del mona (licenza poetica veneta per casi estremi). Salgo piano, non voglio arrivare stanco in cima. I fiocchi iniziano a scendere copiosi, accompagnati dal vento. A pochi chilometri dalla vetta sono già imbiancato. Sulle cosce il freddo della neve brucia. I piedi zuppi sono tenuti in costante movimento per evitare i crampi. I guanti si strizzano come stracci.
Però la magia della neve… trasforma ogni cosa intorno a te. Ovatta tutto, spariscono i rumori, torni un po’ bambino e nonostante tutto, sei felice di essere lì. Finché non sento un rumore di aria che fuoriesce, mi sembra che provenga dalla mia anteriore. Panico! con le mani gelate mi ci vorrà una vita per riuscire a cambiare la camera d’aria. E invece per mia fortuna è la bomboletta di un altro ciclista. Sorry, mate, ma non ti sarei di grande aiuto se mi fermassi.
Finalmente Selvino! e qui la sorpresa. Centinaia di biciclette accatastate vicino ai bar. Sono ovunque! Tra queste, scoprirò, anche quelle di Matteo e Lorenzo, che si fanno addirittura massaggiare dalle mani esperte di un panettiere, 2 bei sfilatini!
Credo che buona parte di queste bici sia rimasta lì ben oltre il tempo di gara, attendendo che qualcuno andasse a recuperarle. Proprietari compresi.
Se mi fermo e raffreddo i muscoli non riparto più, quindi decido di ripartire quasi subito. Mi avanza un sacchetto, ci infilo dentro una mano e lo uso per isolarmi dall’aria. Funziona. L’altra mano invece non risponde più. Mi fermo un po’ qua un po’ là, finché non scorgo un’ambulanza ferma a un tornante. C’è la coda. Dentro è piena di ciclisti semi-assiderati. Fuori altri ciclisti con la mantellina. Io mi faccio mettere un guanto di silicone alla mano ghiacciata. Gli ci vorranno 5 minuti buoni, poro fieu. Grazie davvero! Anche alle altre centinaia di volontari che non hanno preso meno freddo di noi.
Finita la discesa la temperatura torna sostenibile. Pedalo di rabbia. Un po’ incazzato con me stesso perché avrei potuto usare meglio la testa, un po’ con l’organizzazione perché se oggi affermano ancora di aver garantito la sicurezza, allora siamo pronti per andare in guerra.
Ciclismo eroico? Ciclismo epico? Mah, eroici furono gli antifascisti. Noi siamo stati dei ciclisti molto appassionati e un po’ testardi. Viva la bicicletta!
a cura di Stefano Menon
Commento del Pres alla classifica del TdG
Immutate le posizioni del podio, dopo la Gimondi, anche se il Vicepres tiene botta per un pelo sull’incalzante Lorenzo. Stefano e Matteo sorpassano entrambi (mantenendo il reciproco distacco) Luis che però è fermo a due gare.
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