A metà luglio 3 buracini inferociti inveivano per un'organizzazione tendende al pessimo: percorsi completamente diversi da quanto promesso sul sito ufficiale, inadatti rispetto alle informazioni fornite per bici gravel con caratteristiche non estreme, ristori spariti nel nulla, tracce malfatte. Il tutto condito da nomi roboanti come Jeroboam, ovvero la bottiglia champagnotta che dovrebbe custodire il prezioso nettare in quantità da grandi festeggiamenti (4 bottiglie in 1, per capirci). Figuriamoci se l'evento si fosse chiamato "vino ta tavola" o "bicchiere usa e getta"... brividi lungo la schiena! E poi in un weekend di settembre vai nelle campagne vicino a Ghemme per la gravel dell'Uva Fragola. L'uva fragola si sa è molto profumata, ma inadatta a produrre vino per la sua forte concentrazione di metanolo. Nei supermercati spacciano delle "bevande a base di vino" per fragolino che sono quanto di più lontano da ciò che promettono.
Se tanto mi dà tanto, chissà cosa potremo mai aspettarci.
E invece... bisogna fare i complimenti agli organizzatori per le tracce ben fatte, impegnative ma adatte a bici gravel, ristoro ricco e visibile, comunicazioni sintetiche ma puntuali e una ottima focaccia con l'uva che non avevo mai assaggiato. Purtroppo mi sono iscritto quando le sacche gara erano terminate, perché anche quelle contenevano prodotti interessanti (a onor del vero, anche il pacco gara della Joroboam era ricco, ma il costo d'iscrizione era il doppio). Rispetto al traffico milanese (e dintorni) che ormai è diventato soffocante e pericoloso, la pedalata dell'uva fragola immersa tra i boschi e le colline è stata davvero ristoratrice: un momento di pace e di comunione tra il ciclista e la sua amata (bici. Precisazione necessaria solo per lettori non ciclisti). CIN!