La partenza è fissata per il sabato alle 9.30, che al Vice Pres si sa - piace fare le cose per bene, e con calma. Nicolò, alle prese con gli esami da maturità ci raggiungerà a Cuneo nel tardo pomeriggio, via treno- questo è il piano. Riesco a mancare l’appuntamento delle 9.30, complice rogna lavorativa, ma la voglia di raggiungere i fuggitivi per un piatto di tajarin è troppo forte, mi catapulto in autostrada e alle 13.30 eccomi a Cuneo, città nascosta, sospesa tra Italia e Francia, inafferrabile.
L’Hotel Ligure dove alloggiamo è un capolavoro della provincia italiana, senza fronzoli, con tutto in ordine come l’acconciatura dell’anziana proprietaria e il sorriso della nipote niente male (ma c’è chi dissente)
Raggiungo Stefano e Riccardo per pranzo e poi, dopo un passaggio in albergo, si va in zona stand a ritirare pettorali, chip e altri ammennicoli. Caldo, ma senza afa, si respira aria sabauda, mentre il pensiero va, senza ossessioni, all’impresa che ci attende l’indomani.
Cuneo ospita anche i campionati d’Italia dei professionisti: li vediamo sfrecciare, intuendo le sagome tra le transenne affollate del boulevard finale. Applausi.
Si torna all’hotel dove ci raggiunge finalmente Nicolò, il tempo di mettere a punto le bici e poi ottima cena nelle vicinanze, risate e (saggiamente) poco alcol.
Colazione alle 5.30, tutto allestito alla perfezione per i partecipanti alla Coppi, tra cui molti stranieri. Riccardo, alla sua prima Granfondo, inganna la tensione masticando riso bollito, il piatto del campione. Alle 6.20 siamo in griglia, un fiume bianco e rosso, molte donne, grande partecipazione e Fabio Aru come testimonial d’eccezione.
Dopo lungo scalpitare in griglia, finalmente la gara. Subito Nicolò e Stefano davanti, nei gruppetti veloci. Io più indietro con Bosky, poi perdo di vista anche lui e ognuno al suo destino.
Il Fauniera inizia dolcemente, all’ombra, il fiume come un serpente che scorre accanto, ma è un inganno e dopo qualche km comincia a tirare, e non molla più. Si sale, incessantemente, la strada è stretta, esposta e scenografica. Le gambe girano niente male e così macino km, raggiungo e supero Stefano (Nicolò è davanti a distanze siderali) e pedalata dopo pedalata raggiungo la cima. Il tempo di un veloce rinfresco al cospetto della statua del Pirata e poi giù lungo la lunghissima discesa. Molto tecnica e ripida, terreno prediletto di Stefano, che mi raggiunge e supera. Lo ritrovo poco oltre sulla Madonna del Colletto, 8 km duri, di totale sofferenza, l’incitamento dei “tifosi” lungo la strada non attenua la fatica, caldo torrido, principio di nausea e crisi sfiorata. Con un paio di bicchieri di coca cola e un pezzo di torta di cioccolato alla cima mi rimetto in sesto, Stefano mi aspetta signorilmente per fare insieme la parte finale, ci infiliamo in un gruppetto veloce per gli ultimi venti km di pianura e poi al traguardo. Nicolò ci attende fresco e rilassato all’arrivo da quasi un’ora (il ragazzo è in grande spolvero) e dopo non molto arriva anche l’ottimo Bosky, fresco come una rosa, ridanciano e in ottima compagnia.
Gigioneggiamo anche il pomeriggio, esausti e felici. Salutiamo Nicolò che a metà pomeriggio sale su un treno per Milano, il lavoro chiama. Cena finale con chi resta al fresco dei portici, con acquazzone che aiuta a spegnere i bollori della giornata. Si chiude una due giorni da ricordare, per la compagnia e lo spirito. E da replicare. Forza Buracia!
By Occhi di Ghiaccio
Il commento del Prof (quello vero): Inerpicato sul Fauniera, sentivi soltanto il rumore del tuo respiro misto a quello dei campanacci delle vacche, il sole ti scioglieva e faceva più crudeli le rughe dell'asfalto. Eppure c'era gente che faceva il tifo che porgeva acqua fresca per riscaldarti di un altro calore, e più salivi più vedevi il gomitolo bianco di prodi ciclisti come te che tentavano l'impresa. A pochi passi dalla vetta il tifo era da stadio, la luce e la fatica facevan tutto mistico. Arrivato sotto la roccia fatta sembiante del Pirata, pensavi che solo lì poteva stare a governare quel momento a bagnarti gli occhi del sale di un'attimo infinito, come quelli che aspettavi quando lo guardavi danzare sui pedali da bambino.
Il commento dello Svice: sono passati 10 anni da quando l'ho corsa, ho messo su 8 chiletti di benessere, le temperature medie si sono alzate di 139,5 gradi celsius, il Fauniera non si è appiattito e forse la Madonna del Colletto si è pure alzata (certamente a gran voce)... insomma c'erano tutte le condizioni per fare male nonostante riponessi speranze magico-druidiche di poter salire in scioltezza. In realtà ho fatto molta fatica e finire la gara in compagnia di amici è valso molto più dei 2 minuti -forse - persi sul cronometro.
Il commento del conte: si astemia... si astiene... si...